Ricarichi spillaquattrini!

E’ oramai opinione comune, causa del malcostume inflazionato di ricarichi disonesti, che sia preferibile consumare una buona bottiglia di vino in enoteche piuttosto che nei ristoranti.
E’ noto infatti che molti ristoratori acquistano etichette di fascia medio-bassa per applicare un ricarico del 300%, cosa inimmaginabile su un vino di fascia alta, dove il ricarico è al max dell’80%. Per fare un esempio, un Brunello dal prezzo base di 30 euro, in questo caso verrebbe rivenduto a 90-100 euro (impensabile!); riesce meglio con una Falanghina da 5 euro rivenduta a 15-20.
Gli studi di settore suggeriscono un ricarico minimo di circa due volte e mezzo il prezzo di acquisto del vino iva inclusa. Secondo i calcoli di Slow Food, per esempio, una bottiglia che costa 10 euro (senza iva al 22%) costerà al cliente 27,5 euro. Ma ciò non giustifica comunque l’improbo gioco al prezzo gonfiato,che diventa prassi soprattutto in località turistiche.
E il vino al calice? Dati alla mano costa quanto si pagherebbe in enoteca o cantina per acquistare una bottiglia intera di quel vino.
Occorre inoltre tenere a mente un altro aspetto: spesso al prezzo inopportuno si accompagna l’assenza di un sommelier in sala, una carta dei vini priva di ogni logica o addirittura inesistente (oltre al danno, pure la beffa)!
Per non parlare poi del “vino della casa”, comunque propinato a 5-6 euro a litro che, come definito dal noto enologo Andrea Scanzi ” è un hezebollah dello stomaco, un demolitore di fegati, fumo degli occhi per la birirubina (in market dell’alcol nelle analisi del sangue)”. 
Non si mai cosa ci sta dentro, come e con cosa sia stato fatto, dunque un furto a priori e con mal di stomaco garantito il giorno seguente. 
Ci auguriamo quindi ristoratori più onesti e consumatori più attenti ed informati, così che la speculazione non possa trovare il suo mercato.
E ricordiamo che il rincaro, indiscriminatato ed incontrollato, penalizza il vino e ne limita il consumo; un rinuncia per il cliente, un mancato incasso per l’oste.

A buon rendere, e “al buon vino”!

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